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Dolce cullarsi sotto l’abbraccio di un Sole che ora c’è ma che subito dopo scompare sotto le nuvole, scacciato dal vento.

Ed il vento porta un carico d’acqua grossa ed umida che bagna la terra e gli alberi e se non sto attento mi inzuppa da capo a piedi senza pietà e così benvenuto raffreddore!

Devo assolutamente ricordarmi di portare l’ombrello, la prossima volta, cosicché le nuvole dispettose fanno spazio al Sole che giocherellone si fa beffe di me, accecandomi gli occhi e tentando di asciugare quel fiume d’acqua che è caduto in strada poco fa.

E, sempre il Sole, mi regala un bocciolo rosa sull’albero davanti al marciapiede, come quasi a volersi perdonare di tanta assenza durante le giornate invernali.

“Non ti preoccupare” gli faccio e, sorridendo un poco, mi scrollo dall’impermeabile l’acquazzone, chiudo l’ombrello e mi avvio alla mia tana, il cervello ancora sottosopra dall’alternanza sereno-variabile di questa giornata che pretende di essere un assaggio di primavera.

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