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Ciao, mi chiamo Dante. Non Ernesto, non Davide, non Marco, non Paolo. Solo Dante.

“Solo”…

In effetti non è “solo” Dante. Il mio non è un nome qualunque. E’ di natura antica e porta un significato esplicito (fonte: Wiki)

Forma abbreviata di Durante che, dal latino ‘dūrans’ , che vuol dire ‘colui che tollera, che sopporta’, mentre Dante, come nome autonomo, potrebbe derivare dal latino ‘dans, dāntis’ e significa ‘colui che dà, che offre’

Un nome spesso canzonato, vista l’assonanza con “elefante” o vista l’omonimia col poeta Alighieri, non di certo apprezzato come quello della J. K. Rowling o di qualche cantante o calciatore famoso. Un nome che ha una storia, un’identità. Un nome non di certo anonimo per antonomasia.

Un nome pesante da portare, specialmente per un bambino di anni 6, che prende vera coscienza del mondo intorno a se, dei suoi amici, dei suoi compagni di scuola, degli adulti, e così via dicendo.

Ma è un nome che va apprezzato, che spinge a seguire le orme degli omonimi predecessori. Un nome che è destinato a non essere trascurato.

Quindi, ciao: mi chiamo Dante. E l’importanza di chiamarsi Dante è tale e quale a quella di chiamarsi Ernesto oppure Davide oppure Marco oppure Paolo. Se non maggiore.

Fiero di avere questo nome, fiero di me stesso.

 

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