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Non potrò abbandonare mai il senso di ciclicità eterna che permea il mio vivere.

Ogni volta che mi sento maturo, nel pieno delle forze, soddisfatto di me stesso, presuntuoso delle mie capacità, ecco: cado, mi tocca arrestare la corsa allo splendore, come in un eterno gioco dell’Oca in cui l’ultimo tiro, che dovrebbe dare la vittoria definitiva, porta tutto allo stato iniziale.

Si ricomincia dunque, riparto dallo scontato e dall’ovvio che, colpa dello sguardo continuamente rivolto verso l’alto, non ricordavo di avere: una vita serena, l’amore di una moglie, l’affetto dei miei genitori e di mia sorella, un lavoro e tante, tante prospettive davanti, accompagnate dai miei limiti e dalle mie debolezze.

E’ proprio mentre cado che li noto: sono costretto ad aprire gli occhi, fare mente locale su chi sono, dove sono, dove sto andando. Ed in questa psicanalisi fai-da-te mi accorgo della mia umanità, mi accorgo di non aver dato il massimo in quello che facevo e, soprattutto, dello scalini su cui sono incautamente inciampato.

E riparto con più grinta, facendo attenzione a non inciampare negli stessi errori. Continuo a ripetermi di non sbagliare, di non rifare gli stessi errori, di non essere così ottuso, ma è pura follia. Se nulla cambia rifarò gli stessi sbagli ed inciamperò di nuovo e cadrò nuovamente, rovinando peggio di prima.

Proprio di questi momenti devo fare tesoro, per cambiare il cuore in modo da accettare pienamente il mio Io e ritrovare finalmente la strada che volevo percorrere all’inizio, dove conosco gli scalini e conosco come affrontarli, uno ad uno, senza inciampare nuovamente. Per allungare il ciclo della vita, per godermi ogni istante, con Te.

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