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Capita, nel viaggio.

Quando nei chilometri percorsi incontri diverse persone che, piano piano, incrociano il tuo viaggiare, percorrendo assieme a te parte del cammino.

Capita che proprio alcune di quelle, che tu hai inseguito ed invidiato, ti accettino nel loro gruppo, ricompensando così la tua perseveranza. E capita anche che queste persone condividano con te i loro dubbi, le loro ansie, i loro successi. Capita anche che anche tu condividi con loro le tue gioie, le tue paure.

Capita allo stesso modo che hai la netta sensazione di parlare al vuoto. Le tue domande non hanno mai risposta, i tuoi fallimenti mai consolazione. Capita quindi che sei tu quello che cerchi, ma l’unico (e solo?) a non essere cercato. L’unico a non essere ascoltato, l’unico che deve fare qualcosa per gli altri, l’unico che non può lamentarsi, l’unico che non deve seccare il prossimo.

Capita così di scoprirsi ferito, di rimanere indietro, di leccarsi da solo le ferite e di rivedere le stesse persone, che un tempo ti erano a fianco, lontane mille miglia.

Tu ti rialzi e le segui per un po’. Ma l’amarezza di quei momenti non passa. Deglutisci a fatica il boccone di fiele ricevuto e li lasci andare.

Scopri così che la loro strada non è la tua, mentre il sentiero intrapreso è più in là e porta da altre parti. Porta più avanti, porta ali sogni, porta alla felicità, porta ad El Dorado

Tratto da Diario di un Viaggiatore di Johnatan Dante

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