“Mia carissima Claudette,

leggo ora, mentre sono in viaggio per la residenza di campagna della mia adorata zia, vostra amica, la vostra attesissima lettera. Non passa giorno che non controlli con impazienza sempre maggiore l’uscio della porta in attesa di vostre notizie. Ebbene, stamane sono finalmente arrivate ma, invece che motivi di letizia portano con se un velo di tristezza che ha trovato posto sul mio viso.

Com’è vero che il sole splende se mi rivolgete il vostro saluto, così è altrettanto vero che buie nuvole oscurano il mio cuore, in assenza della vostra amicizia. Giacché mi rimproverate, mia Claudette deduco che vi ho oltraggiato e recato un danno tale dall’essere imperdonabile.

Ricordo ancora, con simpatia il nostro primo incontro ed i sorrisi che mi regalavate ad ogni tappa conquistata non per mio, ma soprattutto per vostro merito. In verità, vi confido, ero sempre stato l’allievo più che il maestro. Voi mi avete fatto imparare quanto dolce fosse la vostra compagnia e quanto delicati fossero le vostre attenzioni nei miei confronti. Mai ho avuto allievi, se si possono chiamare tali, così premurosi ed attenti alla mia persona, cosicchè mi sono lasciato ammansire dalla vostra voce ogni volta che m’irritavo, sorridevo quando ero triste, ridevo alle sventure dei nostri tempi.

L’interesse, come dite voi, che nutro verso di voi, trascende il concetto stesso di amicizia. Non è neanche paragonabile ad un interesse, è un sentimento forte, immutabile, estasiante, eccitante, appagante. Rinunciarvi sarebbe come estirpare un fiore ancora giovane che non ha che visto la primavera ed aspetta l’estate per crescere forte e rigoglioso. E non biasimatevi: siete voi una donna virtuosa, seppur giovane ma tanto saggia quanto donna che deve pensare solo ai piaceri che può darle l’amore, non alle sue sofferenze.

E vi prego, non privatemi della vostra presenza nella mia vita! Vorrei ancora parlare con voi, vorrei ridere dei miei difetti, sospirare sulla primavera appena iniziata. Non allontanatevi da me, il mio cuore non sopporterà questo supplizio. Posso capire che non volgiate più sentire le mie noiose lezioni, d’altronde avete già imparato più di quanto possa insegnarvi, ma non negatemi la vostra compagnia.

Scrivetemi ancora, scrivete, vi prego. Fatemi avere vostre notizie. Per l’estate sarò dalla mia adorata zia ma manderò comunque il nostro amico comune, al quale devo la mia gratitudine e non solo, per recapitare la mia corrispondenza.

Aspetterò vostre notizie, aspetterò Voi Claudette. Voi e nessun’altra.

Sempre vostra amico ed ammiratore.

Jean Mireau

Tratto da “Seguendo le orme del maestro” di Johnatan Dante

Advertisements