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“Son seduto in riva ad un canale di cui la città è piena.
Tiro fuori la borraccia, prendo qualche sorso mentre osservo il placido dondolio delle barche ormeggiate. Anche loro, come me, aspettano di rimettersi in viaggio, di riprendere il cammino e sfidare flutti ed intemperie. Oppure soltanto lasciarsi trasportare dalla corrente.

Così io. Riposo le gambe forse un po’ troppo stanche dalla distanza percorsa, rilasso la mente, concentrata a trovare la via, anche quando le indicazioni scarseggiano. Tiro il fiato, mangio ancora un boccone e mi godo questo freddo sole di Marzo, troppo debole per fare caldo ma sufficiente per riscaldare la pelle.

Il lento passare di una barca a motore mi fa tornare alla mente la mia meta. Un sorriso di felicità da cui mi sono allontanato. L’essenziale: come ho fatto a perderlo di vista?

Sbuffo, riprendo lo zaino in spalla. Scatto una foto del mio riflesso tremolante sull’acqua per rivedere chi sono in quel momento. La mia figura vacilla sulle acque, ma è ancora ben delineata, si intravedono i colori, si scorge un barlume di speranza.

Così riprendo il cammino, con il riflesso della mia El Dorado sul mio viso”

Tratto da Diario di un Viaggiatore di Johnatan Dante

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