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“Treno per Venezia, di ritorno dal weekend amoroso. Aveva preso un treno qualche ora prima del solito, per evitare di pagare cifre assurde all’azienda di stato per un viaggio in treno che non li meritava appieno: risparmiando qualche euro si era pure pagato parte del biglietto per un futuro ritorno da Lei, ed era questo l’importante. L’importante, sì… tornare da Lei, rivedere la sua città che tanto l’aveva fatta soffrire, che tanto la estenuava. Trent’anni sempre sul chi vive, trent’anni di orecchie alzate per individuare i vari pericoli e le insidie che la vita in quella città le offriva. Tutto sommato, avrebbe potuto anche trasferirsi nella sua città, per starle vicino, farle forza. Ma fortunatamente Lei era in partenza. Ne aveva veramente le tasche piene e non vedeva l’ora di andarsene di là. E magari andarsene via con Lui.

Questa sua sicurezza lo spaventava un po’: non erano più solo parole recitate davanti alla tastiera, non erano più solo messaggini d’amore trascritti sul cellulare. Si faceva sul serio. Erano promesse, erano desideri, erano venti di cambiamento che soffiavano forti e decisi: come opporsi? L’aveva sempre voluta una persona accanto e l’aveva immaginata molte volte nei lineamenti, nel carattere, nella indole, nell’animo. Ora ce l’aveva davanti e tutto quello che si augurava di bello si stava lentamente avverando.

Che aveva fatto di buono per meritarsi tutto questo?”

Tratto da Diario di un Viaggiatore di Johnatan Dante

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