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“Durante il cammino si incontrano porte aperte, così come porte chiuse. Queste indirizzano i tuoi passi, danno la rotta al tuo cammino. La scelta ricade su quale porta attraversare, quale bivio intraprendere, per costruirsi il proprio destino. Alle volte è possibile aprire alcune porte chiuse, per scavarsi una strada ad hoc, una strada migliore, in linea con i propri desideri, le proprie aspirazioni. Spesso queste porte chiuse devono essere forzate, devono essere sfondate, distrutte, frantumate. Il prezzo è alto, si devono pagarne le conseguenze. E’ un prezzo che si paga volentieri, essendo una scelta anelata, ponderata, desiderata, di cui bisogna prendersi le relative responsabilità. Troppo spesso però, le porte chiuse rimangono tali. I motivi possono essere svariati: non sono porte ma specchietti per le allodole, oppure le nostre forze non bastano per riuscirle ad aprirle, oppure ancora ci vengono chiuse in faccia.

Ho sempre guardato il mio cammino, scegliendo quello per cui ero propenso, ero destinato, raddrizzando via via la rotta in caso non fossi contento della mia vita o di quello che diventavo. Devo dire però che di porte chiuse ne ho trovare parecchie ma posso ringraziare il fato, la Divina Provvidenza o chi per loro di avermi fatto perdere quelle occasioni che mi avrebbero fatto deviare dalla mia strada. Cose come relazioni sentimentali deludenti, offerte di lavoro sfumate, concorsi andati male… a riguardare questi eventi, sono piccoli bivi che segnano il futuro. Ripenso ai svariati futuri possibili che avrei potuto vivere: contabile in un piccolo comune di campagna, riparatore per un negozio di computer di una piccola città, tecnico informatico per l’università, dottore di ricerca in informatica, magari già sposato da cinque anni, con un pargolo in arrivo e la casetta bifamiliare in un comune di provincia. Magari ancora membro di qualche associazione di volontariato, difensore o centrocampista nella squadra di calcio locale, con un cane, un gatto, una moto… e poi? Tutto qua quello che sarei riuscito a fare? Presumo di sì.

Lo spirito di ricercare sempre la felicità e non di accontentarmi di un futuro dove non si sta poi così male, la ricerca di nuove sfide, nuove competenze, migliorare sempre, correre verso l’ottimo, conoscere il mondo in cui si vive, amare il prossimo, comprendere la propria vera natura. E tutto questo anche grazie alle sconfitte. Dove sono arrivato, qui sì che si sta bene: sono felice, ho trovato la mia El Dorado, ho trovato Te.

Chissà dove mi porteranno questi desideri, chissà quante porte dovrò aprire o lasciar chiuse. Chissà quante esperienze, quante occasioni. E tutto per il mio futuro.”

Tratto da “Diario di un Viaggiatore” di Johnatan Dante

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