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Mosso da una fame inquieta
s’aggirava minaccioso per il bosco
in cerca di incaute prede

All’improvviso un fulmine a ciel sereno
una scia bianca, un aroma di spuntino
il languorino si soddisferà in un baleno

Subito il rapido inseguimento
il galoppo forsennato delle zampe
i denti pronti ad portar tormento

In piedi, il coniglio bianco l’attendeva,
“Siamo tardi, siamo tardi”
davanti ad un cespuglio, sembrava quasi in pena

Vi sparì dentro, il buco era stretto
cercava di seminarlo
o gl’insegnava la strada, il maledetto?

L’avrebbe di certo preso e catturato
il batuffolo di cosa sparì in una tana
il buco stesso l’avrebbe intrappolato

Lo seguì dentro senza esitare
a stento riuscì ad entraci
ma dove si era andato a cacciare?

Al centro solo un tavolo con una pozione
di fronte una porta socchiusa
e vicino un foglietto con qualche istruzione

Se per la porta vuoi entrare, piccino devi diventare
al diavolo tutto quanto,
ci infilò solo il naso, voleva a tutti costi entrare

Odor di cena la dentro,
ma era ancora troppo grande per passare
lo stomaco era tutto in fermento

Si convinse finalmente, l’intruglio ingurgitò
vuoi per magia, vuoi per alchimia
piccino piccino era diventato e la porta varcò

Quali avventure lo attendono no ve lo diciamo
pericolose e fantasiose di certo
ma qui metto il punto, qui concludiamo.

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