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La consegna del progetto sembrava un processo penale: la capa, rivestita della magnificenza della Corte Suprema, esaminava con cura la documentazione, il materiale allegato ed il prodotto finito, aiutata dal suo fido collaboratore. E quella era una semplice Onlus? si chiedeva di continuo. Troppo zelo di sicuro, ogni dettaglio veniva sviscerato, esaminato, interrogato. La tensione era inevitabile, saliva a fior di pelle. Lui era un po’ preoccupato, si mangiava di nascosto le unghie e ogni tanto si sgranchiva le gambe dondolando come un ragazzino. Lei era più calma, più tranquilla. Eppure avevano lavorato sodo tutti e due, erano nella stessa barca. Che si fidava del loro lavoro così ciecamente. La guardava, le fissava le palpebre a catturare forse il minimo accenno di movimento ma… niente! Imperterrita, senza paura. Quasi di ghiaccio, o addirittura insensibile se non fosse stato per quell’ora prima della presentazione che aveva passato con Lei per rimettere tutto in ordine, un’altra volta. Come poteva mantenere quel sangue freddo? Nulla la scuoteva? Eppure…

“Spiegami un po’ la logica che c’è dietro questi colori” domanda diretta della capa a Lui “e convincimi che non potevate fare altrimenti”. Tono tagliente, quasi scontroso… ma sembrava compiaciuta del lavoro. Si destò quindi dal torpore dei suoi viaggi mentali illustrando il percorso di nascita e crescita del prodotto. Sembrava addirittura convincente e continuava a guardare sia la capa che l’aiutante. Il meccanicismo delle sue spiegazioni, ripetuto mille volte con la sua copare di lavoro, lo portò a rilassare la mente. Era più sciolto e poteva ripetere la lezioncina senza problemi. Come da copione aveva poi passato la palla a Lei che, con la sua calma latente, iniziò a spiegare per filo e per segno i dettagli tecnici di realizzazione, arabo per Lui. Le sue labbra vibravano in un canto da sirena che lo fecero imbambolare all’istante. Si riprese solo alla squillante voce della capa “Ne discutiamo in privato, poi vi facciamo sapere”. La corte si ritira quindi per deliberare a porte chiuse.

E’ inutile, sanno già se farlo passare o meno: l’idea funziona e… “Beh, come ti sono sembrati?” la sirena riprese a cantare. Pendeva dalle sue labbra. Ma com’era possibile? Un bacio ed era cotto? Chiaccherarono per qualche decina di minuti. Lui, come al solito parlava a raffica, come quando era palesemente nervoso. Sparava a zero su tutto e su tutti. La sentiva vicino, ora come non mai. Sarebbero stati una coppia fantastica e quello che era successo prima della presentazione ne era la conferma! Lui e Lei, a rimettere a posto ogni dettaglio, con una tensione imbarazzante palese… fino a che le mani s’incrociarono, i respiri si sincronizzarono e come calamite arrivarono l’uno addosso all’altra. Una scarica di adrenalina forse nascosta da troppo tempo. Non si conoscevano da tantissimo tempo, però avevano passato l’ultimo periodo al ritmo di otto ore di media insieme al giorno. E la giornata precedente era stata il colpo di grazia. Non sarebbe dovuto accadere! Questo complicava le cose… pensava Lui. Sarebbero andati avanti nello stanzino a fianco, se non avessero avvertito dei rumori sospetti dalla zona atrio. Probabilmente la capa era arrivata prima del previsto. Si staccarono a colpi di piccoli baci, non erano ancora in “pericolo”. Avevano tutto il tempo di ricomporsi “Non mi ero accorta che mi stavi togliendo la maglietta” diceva Lei mentre si ricomponeva davanti ad uno specchio che rifletteva parzialmente la sua immagine. Lui la guardava con sguardo perso, sognante… se ne sarebbe infischiato del pudore, di tutto e di tutti e avrebbe continuato con piacere quello che avevano interrotto. Ritornò in se… la giuria stava tornando in aula.

“Ok, l’idea funziona! Complimenti!” L’uomo del monte aveva detto sì! Finalmente! L’entusiasmo si liberò in un abbraccio liberatorio. “Questo significa che avrete un contratto, ovviamente” confermò la capa “Vi aspetto domani per firmare” Non stavano nella pelle: avevano visto premiati i loro sforzi ed avevano tutti e due un lavoro. Lavorare con loro significava però separarsi l’uno dall’altra ma, pensò Lui, questo non era un problema: avrebbe approfittato di qualunque scusa per andarla a trovare, di tanto in tanto, e poi sarebbero certamente usciti insieme e… Il flusso di pensieri si interruppe al suo cantare di sirena “Bene! Ce l’abbiamo fatta… Grazie a te!” Lei, gentilissima, Lui imbarazzatissimo “No… grazie a te! Andiamo a festeggiare? Dai, offro io” subito la proposta. Lei rabbuiò il suo sorriso “No, stasera non posso. Un’altra volta, magari” suonava come un addio. Ma Lui rilanciò “Ok… allora domani?”. Silenzio imbarazzante interrotto da un suo “Senti… sei un caro ragazzo, però…” sapeva dove andava a parare, e sapeva anche come sarebbe finita. Era rimasto imbrigliato in una qualche relazione che gli aveva preso il cuore. Fin un attimo prima sapeva che avrebbe potuto prometterle amore eterno, avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei… solo per quel quella mezz’ora d’amore trascorsa appena prima. Aveva dischiuso il suo cuore ma aveva deciso tutto lui il suo futuro: si sarebbero messi assieme, avrebbero vissuto forse assieme, si sarebbero fidanzati, poi sposati, poi figli, poi nipoti, poi la senilità… non si sarebbe stupito se avesse deciso pure il modello della bara sua… e di Lei. Perché dava tutto questo dannatamente per scontato? Perché pensava solo a se stesso e non riusciva a guardare ad un palmo del suo naso? Lei l’aveva capito fin dall’inizio: non era lei quella che Lui voleva. La vera Lei, l’oggetto dei suoi desideri era ben altro. E lei non era Lei, ma una ragazza che le assomigliava. Poteva esserci andato vicino, poteva aver sbagliato completamente obbiettivo. Fatto sta che non era Lei.

Man a mano che anche Lui se ne rendeva conto, frustrazione senso di incompletezza s’impadronivano del suo solito sorriso. Ma ora c’era qualcosa di diverso. Era molto cresciuto dalla prima cottarella e poteva cambiare. C’era speranza, dopotutto ed era giunta l’ora di mettere un punto a quella storia, anzi, era giunta l’ora di mettere un punto a quella cantilena di storielle che si raccontava da anni. Tutte le sue relazioni si erano dimostrate fallimentari appunto perché non riusciva a vederle per quello che erano: ad occhi bendati è impossibile non andare a sbattere. Si stava tracciando un percorso, doveva crescere Lui per prima cosa e il prendere coscienza di questo suo limite era un bel passo avanti. Sorrise quindi, strinse la mano di lei, dandole quel dovuto “In bocca al lupo” perché ognuno di loro due potesse andarsene per la propria strada. Forse si sarebbero rivisti presto, dopotutto non erano così male insieme, ma forse no.

Mentre s’allontanava si vedeva piccolo, indifeso, ma con tanta strada davanti. Un’ultima occhiata ai suoi occhi, ma lei era già mille mila miglia lontana da Lui. Una tirata alla spallina dello zainetto, girò l’angolo ed arrivò in piazza grande; un refolo di vento l’avvolse con la stessa malizia che annunciava una nuova vita tutta da scoprire. Oramai aveva una strada da percorrere, aveva un lavoro, aveva un cuore che aveva capito come amare.

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