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L’aveva riconosciuta fori dal sogno, non ci poteva credere che avesse sognato proprio lei! Anzi, Lei! Ma come? Non era questa gran bellezza, non era alta, scosciata, capelli lunghi, grandi seni e, soprattutto, molto porca come le soubrette che ti propinano come modello di bellezza. Non era provocante, non ti divorava con gli occhi, non era affamata dei tuoi soldi… no… difatti era molto di più. La guardava con quella luce con cui i bambini vedono un giocattolo nella vetrina del negozio di balocchi. Quel giocattolo che splende di luce propria, con quel sorriso di panna, con le labbra morbide, un profumo tutto naturale, i capelli spettinati e tendenti al corto ma che comunque potevano essere raccolti. Due occhi profondi e sinceri. Lo sguardo divertito, una risata squillante, calda e per niente fastidiosa. Come poteva essere un giocattolo così dannatamente bello? Come riusciva a colmare quell’abisso di desiderio che c’era fra una “come Lei” e una “come la vorrebbe Lui”? Possibile che l’avesse preso al cuore. Trafitto, stregato, imbrogliato, circuito, percosso nell’animo. Sarà per quello che avevano bevuto ieri sera? Sarò perché il loro progetto, e quindi la loro collaborazione, stava volgendo al termine? Reagiva come impazzito, quasi gli dispiacesse che Lei, un pezzo della sua vita potesse abbandonarlo, per quanto poi fossero stati poco insieme a stretto contatto.

L’auto frenò, arrestando il flusso di pensieri. Erano arrivati a destinazione “Carino qua” fece Lei, con la solita grazia “Pensa che ci ho passato un bel pezzo delle mie estati da adolescente. Volevo addirittura trasferirmici dopo le medie e fare qua le superiori..” commentò Lui. Oramai era totalmente ammaliato: qualsiasi cosa avesse detto Lei, l’avrebbe assecondata e avrebbe commentato con frasi carine e romantiche, sperando ovviamente di conquistarsi i suoi favori. Rasentava il ridicolo, ovviamente, e i suoi amici lo prendevano in giro, altrettanto ovviamente “Seeeee, proprio tu che adori il caldo. Con il freddo dell’inverno di qua…”. Risata collettiva e rossore del nostro Lui. “Vabbè, dai… allora, il sentiero inizia da questa piazzetta. Scarponi ai piedi ed incominciamo!”. Si vestirono rapidamente, zaino in spalla e Lui a guidare il gruppetto. “Sentiero 272, bianco e rosso, non dimenticatevelo. Quelli gialli e blu sono per i boscaioli, quelli verdi sono per gli anelli panoramici. Noi, invece, saliamo al rifugio” sembrava risoluto e sicuro di se nel fare da capo spedizione: quella bandana sulla testa da centauro calvo ed i pantaloni a trequarti tattici, uniti agli scarponi semi-professionali facevano la loro porca figura. Ovviamente aveva un occhio di riguardo per la ragazza del gruppo “Se hai difficoltà, dimmi pure che rallentiamo il passo oppure ci fermiamo o…” neanche finita la frase, gli porse un bel dito medio, una lingua fuori e uno sguardo di sfida a chi avesse ceduto prima. Quindi con Lui e Lei in testa, iniziarono la salita. Il primo tratto, anche se era sotto i 1000 metri, era molto impegnativo, giacché il sentiero saliva velocemente in quota e i nostri escursionisti dovevano scaldarsi i muscoli delle gambe. L’acido lattico faceva fatica ad assorbirsi, il fiato era corto ma i capi-escursione avanzavano velocemente. Poi, dopo i primi 300 metri di dislivello, il sentiero si raddolcì, salendo sempre costantemente: dovevano comunque arrivare ai 1800: ce n’era da divertirsi…

Spesso nei tratti stretti la faceva andare avanti per poi raggiungerla qualche metro dopo: poteva sembrare galanteria ma era solo puro interesse a guardarle il sedere. Lei sembrava divertita dalla loro sfida. Sfruttava il peso inferiore e la lunghezza ridotta delle sue gambe per fare passi decisi, rapidi e sicuri, mentre Lui soffriva la mancanza di esercizio, grondando sudore come un orso. Lei divertita lo stuzzicava continuamente, lo tormentava fino allo sfinimento, fino a che Lui non recuperava una finta postura eretta, nascondendo la fatica con un sorriso o una risata. Quanta pazienza con questa monella di ragazza: l’avesse avuta fra le mani l’avrebbe sculacciata a dovere! Ma non ci riusciva al momento: stringeva le spalline dello zaino, compagno fedele di mille passeggiate. Rimpiangeva ogni momento in cui aveva detto “no” a suo cugino scalatore o ai suoi vecchi amici quando lo invitavano a scarpinare: non avrebbe sofferto così oggi! Uff! Che fatica… Pazienza… la salita continuava, mancava ancora un’oretta alla meta, la vegetazione si diradava, la vista era sempre più ampia ed il panorama era stupendo. In più c’era un sole magnifico di cui avrebbe assorbito ogni singolo raggio! E poi un sorriso divertito di Lei era la cosa più bella e più energetica che potesse ricevere. Come se ogni volta che muovesse le labbra Lei sussurrasse un “mi piaci” invece che le solite prese in giro.

A 15 minuti dal rifugio, il tratto più duro, con 100 metri e passa di dislivello finale, la compagnia dava i primi segni di stanchezza. Avevano fatto una pausa un’ora fa, non aveva senso fermarsi “Vai pure, noi ti seguiamo” gli altri prodi maschietti lo rassicuravano. Lei invece era un po’ provata. Le gambe le cedevano e aveva evidenti segni di sfinimento, ma voleva continuare. “Andate avanti voi” disse “noi ci mettiamo dietro: abbiamo corso troppo prima”. Passo dopo passo salivano, un piede dopo l’altro e la salita dava l’ultimo colpo di coda per cercare di vincere la battaglia con il gruppo di escursionisti. Stare dietro era molto difficile e portava via un sacco di energie: dovevi adeguare il tuo passo ai tuoi compagni, ogni centimetro ti sembrava interminabile e non vedevi la meta fino all’ultimo. Lei era sempre più affaticata e ogni tanto si attaccava allo zaino di Lui per farsi trascinare un po’. “No, dai… così tiri giù anche me!” si ribellava ogni tanto, fino a che le si mise a fianco e le prese la mano, rare volte si era permesso di toccarla… “Andiamo, dai…”. Una nuova luce, ancora più brillante della Sua solita luce si accese in quegli occhioni. L’affanno cedette il passo al sorriso ed insieme, Lui doveva sempre tirarla un po’, avanzarono e avanzarono, camminarono fino al passo definitivo sulla piana del rifugio. Lui tirò un sospiro di sollievo e, come tutta risposta, Lei le getto le braccia al collo, saltellandogli attorno. Ma come? pensò stupito mi ha preso in giro fin adesso? ma pure questo principio di pensiero venne spazzato via da un evento improvviso: lei lo baciò velocemente sulla bocca e iniziò a salterellare intorno agli altri colleghi “Ah… ce l’hai fatta pure tu, eh?” diceva uno “hai perso la scommessa, mi devi una birra” replico all’altro.

Rintronato e attonito come non mai, non si rendeva conto di quello che era successo: il dolce delle labbra umide lo riportò al sogno. Stessa sensazione, stesso sentimento… era Lei… era entrata nel Suo cuore…

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