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Ho aperto una scatola, me l’hanno regalata tanto tempo fa.

Dopo vent’anni e più mi decido ad aprirla quindi, la carta è ruvida, il packaging non è per nulla attraente, i colori sono sbiaditi e c’è pure un dito di polvere, di quelli che ti sporcano le dita… quasi fosse muffa.

La apro finalmente. Dentro c’erano tanti frammenti colorati. Non capivo il motivo di questo regalo: non è il solito lettore iPod o telefono smartphone ultima generazione, ne un buono per qualche weekend in una meta turistica. Solo pezzi di un qualcosa che sembra andato in frantumi. Il mio entusiasmo si affievolisce un po’: speravo meglio. Ma ormai l’ho aperto e sono comunque curioso di sapere cosa ho in mano. Devo esaminarlo.

A differenza dell’involucro, i pezzi sono lucidi, di un colore vivo, il che mi invoglia a prenderli in mano, a maneggiarli. Non sembrano rotti, come all’inizio pensavo ma più che altro separati. All’improvviso vedo che una sfumatura di colori da un pezzo continua in un’altro. Li avvicino e la forma sembra combaciare. Incuriosito cerco i pezzi più grandi e li metto vicini. Si incastrano perfettamente e una volta uniti non si riescono a separare; viceversa se i pezzi non combaciano non aderiscono per niente. Continuo il gioco. Piano piano spunta fuori un volto, o meglio una bocca. Sorride, dall’inclinazione della bocca vedo che è palesemente contento, quasi si beffi della mia fatica nel ricomporre questo gigantesco puzzle. L’immagine che ne esce è quella di un uomo a grandezza naturale. Nella parte però degli occhi c’è un riflesso. Mi avvicino meglio e scopro che ci sono due specchi al loro posto. Anzi, quasi tutta la superficie ricomposta è uno specchio. L’immagine dell’uomo sembra la mia immagine riflessa.

Mancano pochi pezzi. Li inserisco. Manca davvero qualcosa. Nel cuore non c’è niente… manca il cuore! Sento una fitta al petto. Sì! Decisamente manca quella parte fondamentale della mia anima. Devo cercarla, devo trovarla. O devono restituirmela! Non riesco a capire dove sia. Mi siedo ed aspetto. Una mano mi tocca la spalla da dietro, mi giro ma non riesco a vederla perché mi abbraccia subito. Sento il suo orecchio sulla mia schiena, come per ascoltare il mio cuore che sta pulsando più forte del normale. Da sotto il mio braccio compare il suo per mostrarmi il pezzo mancante del puzzle. E’ un cuore, ma l’immagine è un po’ rovinata. Lo prendo in mano, lo ripulisco sulla mia maglietta e lo posiziono al suo posto.

Combacia! Tutti i pezzi sono a posto!

 

 

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