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La serata passava piacevole e spensierata, i ragazzi del clan erano a loro agio ed i discorsi spaziavano del più o del meno. C’erano proprio tutti quelli dell’ufficio, meno la gran capa, ma questo era forse un bene perchè l’aperitivo si trasformò in un’allegra serata alcolica, seppur senza eccessi. Tra un cicchetto e l’altro, il nostro disegnatore approfondiva la conoscenza dei vari membri del team. Erano tutti giovani, anzi troppo giovani e questo li teneva uniti e solidali nel lavoro che facevano.

“Allora come ti trovi nella factory?” domanda a bruciapelo, scontata ma dalle risposta non facile. I suoi sentimenti spaziavano dalla soddisfazione di esservi entrati a far parte e dalla frustrazione dell’instabilità del momento. Insomma, come poter descrivere il lavoro dei propri sogni, condotto nel migliore dei modi, ma senza la prospettiva di un futuro solido o, per lo meno, rassicurante? Dopo il progetto chissà che ne sarebbe stato di lui! Potrebbero non aver più bisogno della sua opera ed il suo tocco sarebbe stato sostituito da un’altro suo pari, più giovane, più entusiasta, meno pretenzioso, quindi più sfruttabile. “E’ una favola!” la risposta uscì dalla sua voce con tanta convinzione quanta incoscenza di un ragazzino appena entrato nel parco giochi ma che sa che a fine giornata gli toccherà dire addio alle giostre, fino alla prossima occasione. Però il commento era sincero “E’ una palestra per il mio lavoro e mi offre tanti spunti per la mia creatività. Qua posso dare un corpo all’anima delle mie idee. E poi i colleghi non sono male.” a cui seguì una risata collettiva ed un brindisi all’entusiasta della serata. Quando le luci della sera erano ormai spente e la musica era passata da una tecno-commerciale ad una soft-elettronica, gli si avvicinò la sua compagna di lavoro “Una palestra lo è di sicuro… la factory… e mi sa che bossa ha messo gli occhi su di te per la sua azienda.” Seguì uno sguardo perso e degli occhi spalancati “Come prego? Che vuoi dire?”. Lei rise divertita all’ingenuità del provincialotto “Beh… è naturale. Come pensi venga finanziata la factory? Quella che vedi è solo una specie di azienda da tirocini per l’attività vera e propria. Una ONLUS non ha fini di lucro e non può vivere del nostro lavoro. Quindi è una specie di copertura, palestra appunto, per quelli che vogliono entrare nell’azienda vera e propria. Cerca questa azienda sul web” e gli diede il biglietto da visita della capa. Non aveva notato che il logo era diverso da quello della ONLUS ed anche il nome. Dunque c’era un’azienda seria dietro tutto questo. Dunque forse il suo “volontariato” poteva trasformarsi in un lavoro! Ciò lo riempì di gioia e lo motivò ancora di più “Geniale! Geniale davvero! Una volpe la capa!” doveva ammetterlo: era proprio una furbata questo sistema. E lui era veramente un ingenuo: non aveva neanche cercato di documentarsi sul proprio datore di lavoro ed aveva accettato quell’impiego ad occhi chiusi, in preda a qualche mistica euforia. “Già… comunque siamo tutti nella stessa situazione e siamo tutti lì per cercare di farci assumere. Intanto però diamo il nostro piccolo contributo nel sociale. Saremmo lo stesso disoccupati, quindi tanto vale darsi un po’ da fare…” sorrise “Comunque complimenti! Sei veramente un genio, i tuoi lavori mi fanno letteralmente impazzire, anche se per certe tue proposte bisogna fare i salti mortali per implementarle. Ma tutto sommato, sei molto bravo. Faremo strada insieme”. Non riceveva complimenti così sentiti sul suo lavoro da tanto tempo “Grazie! In effetti ci metto molta fantasia… speriamo che il prodotto finito non sia un disastro completo” rise “Già! Così saremmo veramente a casa tutti e due. Bevi questo, va!” e brindarono con una bottiglia di birra, bevuta a collo.

Lungo la strada del ritorno a casa, ripensò alla serata ed al suo viso: niente male per una informatica. In ufficio porta sempre i capelli raccolti e magliette di gruppi rock, mentre stasera era veramente uno schianto! Non pensava di essere attratto così tanto dai sederi in minigonna! Anche perchè le stava da dio e spesso nella conversazione l’occhietto furbo scivolava a ripercorrere le sue curve. “Non si fa! E’ una collega..” si ripeteva.

…e che collega!

Spenta la luce, si avviò nella dormita che lo portò dritto dritto al tanto sospirato weekend.

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