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La sveglia pulsava con un’intermittenza fastidiosa tanto che, come ricompensa, ricevette la solita manata sul tasto dello snooze. Seguì un grasso sbadiglio che ricordava un mostro mitologico piuttosto che un essere umano. Schiuse finalmente gli occhi, si guardò intorno lentamente, gli richiuse per poi girarsi a pancia in giù. Il sogno della notte non voleva andarsene. Lo cullava e gli distendeva la mente, portandolo dentro quella sensazione di calma e sicurezza che raramente la realtà di ogni giorno gli concedeva. La sveglia ritornò di prepotenza, con più vigore, sempre più forste, sempre più viva. Sembrava scoppiare da un momento all’altro. Si alzò di scatto e la prese in mano. Tutto regolare: nessuna bomba che sta per esplodere, solo un orologio rumoroso che indica che sono ormai le 7:30 e bisogna darsi da fare: alle 9 doveva trovarsi dall’altra parte della città per incontrare l’organizzatrice dell’evento della sera prima. Oppure facciamo la prossima settimana, se per te è troppo presto e ti devi organizzare aveva proposto, ma una occasione così stimolante non se la sarebbe lasciata scappare: Nessun problema, a domani allora! Doveva solo buttare giù un po’ di caffè, rendersi presentabile, prendere il portatile e fiondarsi all’appuntamento.

Il viaggio durò più tempo del previsto, tanto che era sul punto di scendere qualche fermata prima e farsela a piedi, correndo come un disperato per arrivare in orario ma, nonostante il viavai di gente riuscì lo stesso a spaccare il minuto, con non pochi sudori freddi. Lo studio era all’ultima moda, arredamento design sapientemente fusi con il mobilio del secolo scorso, in un giocoso mix fra pezzi d’antiquariato. Ricordava molto lo stile svedese della popolare catena di rivenditori di arredamenti, ma aveva qualcosa di diverso. A differenza di qsti ultimi erano meno rifiniti ma più… vivi! Quasi potessero muoversi da un momento all’altro. Gli vennero in mente le creature mitologiche dei “Pastori di alberi”, di cui si leggeva nei racconti per ragazzi e si aspettava che le mensole saltassero da un momento all’altro come salmoni, facendo saltare schedari e materiale di cancelleria appoggiati sopra. Anche la cura dell’ordine e della pulizia dei locali lo lasciò stupito, segno di una direzione intransigente sul rigore e sulla condotta dei collaboratori. Era sì una ONLUS ma era degna del più rispettoso ufficio marketing-comunicazione. Avanzava accompagnato da una segretaria, molto bella ma allo stesso tempo severa e glaciale nel suo tajer grigio scuro: Prego si accomodi qua, la direttrice la riceverà al più presto. Non riusciva però a piegare le ginocchia dall’agitazione e vagava per la sala d’attesa, accarezzando la finitura dei mobili. Curioso: sentiva il loro respiro. Una sensazione che non avvertiva da quando da piccolo con suo padre alle volte andava a fare legna nel bosco e, siccome era poco portato a dieci anni per i lavori manuali, passava il tempo a girare intorno all’area di lavoro e a passare tra gli alberi, fino a sentire il soffio delle fronde sulla sua pelle. Vedo che apprezza molto la nostra linea di arredamento per l’ufficio, entrò la direttrice con il suo classico passo da gattoparda. Come prego? Esclamò Vuole dire che questo è un vostro prodotto? Non volle credere sul momento che le parole uscite dalla sua bocca rispecchiassero la realtà. Certo che lo sono. Tutto quello che vede qua dentro parte da nostre iniziative, dalla carta riciclata al mobilio. Venga che le illustro la nostra attività. E gli fece gesto di entrare nel suo ufficio.

Era capitato nel paese delle meraviglie e quello stramaledetto bianconiglio lo avrebbe seguito nella sua tana!

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