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Era troppo eccitato, non riusciva a pensare ad altro Un lavoro, si ripeteva, Ho un lavoro! Finalmente un’occasione e continuava a fantasticare su cosa avrebbe potuto fare o non fare, sullo stile grafico che avrebbe introdotto in quel particolare contesto: sobrio, elegante, che cattura l’attenzione di una precisa classe sociale, ovvero la media borghesia che invece di preoccuparsi di migliorare la qualità della vita passava il tempo a cercare di aumentare il margine sui loro affari. Quindi, il target era deciso e gli accostamenti di colori potevano passare dal grigio del cemento al verde delle foreste pluviali, o all’azzurro del cielo, o al giallo splendore del sole e così via… Insomma la campagna marketing era fatta! Ma… un momento! Doveva fare questo di lavoro? Poteva farlo? Subito l’entusiasmo si spense all’idea di dover sottostare a gente incompetente che avrebbe preferito una soluzione grafica standard da template-internet piuttosto che una soluzione indubbiamente più originale. D’altronde era la stessa associazione che aveva esposto come flyer quell’orribile manifesto A4 stampato su carta economica e con una stampante da poco conto. Nossignore: una situazione così non l’avrebbe permessa! Lui, il cavaliere errante del design avrebbe riportato l’ordine in quell’ufficio grafico!

E nel pensare a questi discorsi sconclusionati si trovò nella classica posizione di un condottiero che seduto sul proprio destriero ordina la carica con il classico braccio teso in avanti indicando un orizzonte lontano. Peccato che il “destriero” era la statua centenaria di un leone alato messo chissà quanto tempo addietro a guardia della piazza in cui vi si trovava. Trattenne una risatina che esplose fragorosamente dopo aver visto gli sguardi attoniti degli avventori dell’osteria adiacente. Scese dalla propria montatura, baciò il muso del gattone di pietra e si incamminò zompettando verso il vicolo che l’avrebbe condotto verso casa. Ad ogni passo riacquistava la solita lucidità e, mentre l’entusiasmo scemava, realizzava sulla possibilità concreta che  quello che aveva immaginato potesse rispecchiare la dura realtà. Quante volte il suo responsabile era stato costretto a preferire improbabili soluzioni artistiche tradizionali al posto delle sue creazioni e quante discussioni in merito: una presunzione di saper fare le cose meglio di chiunque altro, molto  fastidiosa il più delle volte. Il passo si fece più lento e depresso. L’efuoria aveva lasciato il posto all’amarezza. Ho bisogno di una sigaretta l’unico pensiero prima di entrare in casa.

Salendo le scale il morale leggermente si risollevava. Posso già pensare a qualcosa intanto che mi dicano che cosa devo fare. Pensieri più realisti cominciavano ad affiorargli nella mente ed un leggero sorriso comparve sulla metà sinistra della bocca. Doveva disegnare. Tutti i pensieri di prima non valgono niente se non non li trasponeva in macchie d’inchiostro sul quaderno o sul portatile. Frugò in tasca per trovare le chiavi e, con esse, trasse una sigaretta. L’ultima che gli era rimasta del pacchetto fumato prima del colloquio col magnaccia. L’avrebbe fumata all’istante ma la mano infilo la chiave nella toppa. Due mandate ed era dentro. La sigaretta finì istintivamente fra le sue labbra, ma c’era ancora qualcosa che mancava… i fiammiferi? Dov’erano i fiammiferi? Dove li aveva lasciati? L’ultimo era stato consumato al di fuori dello stabile del colloquio. Le ceneri presto sarebbero state spazzate via dai netturbini che passano più o meno a quest’ora. Tocca cercare un po’ di fuoco. Ecco al solito posto l’accendino dell’ex coinquilino: era durato fin troppo tempo in più del dovuto e stasera avrebbe assolto come al solito al compito cui era preposto. Avvicinò la fiamma alla paglia ma… ancora! Ecco ancora quella sensazione del Mi manca ancora qualcosa. Sete… aveva sete. Prima di fumare doveva bere. E tanto anche, dato che non toccava acqua dal pranzo ed aveva consumato ogni goccia di saliva ai due incontri del pomeriggio. Sete e gola secca, sensazioni troppo fastidiose per metterle a tacere. Così prese la bottiglia d’acqua sul tavolo e scolò mezzo litro di liquido tutto d’un fiato. La sigaretta giaceva sul tavolo, triste e sconsolata come un’amante tradita. Lui la guardò, provo tenerezza. La prese delicatamente fra le sue dita e decise: l’avrebbe messa in nella scatola di latta. La aprì e ritrovò i suoi cimeli passati di quando aveva detto basta, a ricordargli ogni suo cambiamento. Era ora di voltare pagina. Di dire basta i suoi fallimenti e di ricominciare a riprendere le sfide di petto, come nei primi tempi in cui doveva farsi le ossa. Ora aveva già le ossa formate ma i muscoli erano fuori allenamento, per questo doveva dire basta alla pigrizia ed abbracciare la nuova sfida. Riuscire d assolvere al suo nuovo compito… ed in grande stile, in modo sobrio, elegante, che cattura l’attenzione di una precisa…

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