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Deludente, veramente deludente! Il peggior colloquio che avesse mai fatto e la più totale inaffidabilità sulle condizioni contrattuali, sulle prospettive future e, qui la vera beffa, sulla effettiva retribuzione, scarna e incerta. Passi il fatto di trovarsi davanti il classico magnaccia che tira avanti la baracca con le proprie conoscenze e sfruttando il prossimo, ma sentire l’oppressione del tuo possibile futuro datore di lavoro che fiuta la tua debolezza contrattuale proponendo un stage di sei mesi non retribuito più una possibilità di inserimento nell’organico se tutto va bene, mettendo davanti frasi come Dovrai fare tanta gavetta, dato che sei praticamente un neolaureato e Non male i tuoi lavori da dilettante, ma qui si fa ben altro, beh, cari ragazzi, non ci siamo proprio! Quello che aveva bisogno era di un lavoro, non di stare alla mercé di un individuo meschino pronto a sfruttare il tuo talento. Il guaio è che di tipi come lui ne aveva già incontrati parecchi i questo periodo e non voleva prostituirsi per quattro soldi. Non era ancora disperato fino a questo punto. Almeno per il momento. Ma la paura più grande era la certezza che quel per il momento non sarebbe durato così a lungo e che sarebbe tornato strisciando dal primo mangnaccia, aggiungendo oltre che al danno la beffa e cancellando l’orgoglio e la sua autostima, il tutto per 10 ore lavorative retribuite appena in modo tale da consentirgli di sopravvivere fuori casa.

Rifiutando quell’opportunità eliminava la possibilità però di rimettersi sui binari del campo del lavoro. Questo gli pesava molto, anche perché in parte quello che insinuava il magnaccia di turno era vero: aveva bisogno di un lavoro, ne aveva bisogno come l’aria che respirava e ne aveva bisogno ora, adesso! Questa realtà lo tormentava come una spina nel piede che ad ogni passo ricorda il proprio ospite la sua presenza. E la spina andava tolta, ma quando? Ma come? Le occasioni di lavoro diminuivano di giorno in giorno e mano a mano che depennava articoli di annunci di lavoro sul magazine locale. Una possibile soluzione era lavorare in proprio e mettere su un’azienda. Sarebbe stato il capo di se stesso. Ma era punto a capo: il datore di lavoro cambiava nome in cliente e… il cliente ha sempre ragione, anche quando le sue offerte sono al limite della sostenibilità. Che mondo! E poi si lamentano che non c’è sviluppo economico: date queste leggi di mercato era impossibile solo il pensare di lavorare serenamente…

A questi pensieri si accompagnavano altrettanti passi e passo dopo passo eccolo alle porte dell’edificio. Numero 77 della via. Era arrivato al luogo dell’evento. Come locandina una curiosa e alquanto improbabile scenetta tratta da qualche template grafico scaricato da Internet. Pessima locandina… forse hanno veramente bisogno di un grafico. Questo il suo pensiero. Varcata la porta, il suo contatto le venne incontro: una donna anziana ma ancora con la vitalità di una nobildonna che non rinuncia alle pubbliche relazioni; il viso leggermente scavato dagli anni e la sua sciarpa di seta verde accompagnavano la sua silhouette invidiabile per una donna della sua età, tanto che era sempre oggetto di sinceri complimenti tanto di galantuomini quanto delle altre donne. Mentre le stringeva la mano la immaginava proiettata nel passato di quei trent’anni che l’avrebbero resa la più bella donna che si sarebbe mai immaginato di conoscere. Sorrise al fatto che si sentiva imbarazzatamente attratto dal suo fascino, ormai in declino, ma pur sempre d’effetto. Si sedette quindi in penultima fila e l’evento cominciò. Si trattava di una presentazione sulle energie rinnovabili e l’ambiente che lo catturò fin da subito. Rimase così affascinato dagli oratori che prese il blocco e cominciò a disegnare. Era la prima volta dopo troppo tempo che non lo faceva: si portava sempre il blocco dietro ma era sempre rimasto in bianco o con tentativi subito repressi e strappati dopo i primi tratti. Stavolta però la matita scorreva libera, disegnando ora un fiore, poi un albero vicino ad una casa in pietra e tante altre figure mentali stimolate tanto dagli oratori quanto dai discorsi in se. Arrivò il turno di un volto di un voltatile, una rondine, la testa nera ed una macchia bianca sul collo e gli occhi profondi, neri, sinceri…

Applausi. Finito il divertimento! Fu costretto ad applaudire anche lui, imbarazzato per aver seguito distrattamente gli interventi. Ed arrossì ancora di più quando la donna le si avvicinò facendogli domande su alcuni punti dei discorsi a cui non aveva minimamente prestato orecchio. Fortunatamente quando parli di ambiente con la direttrice di una ONLUS che si occupa proprio di preservare l’ecosostenibilità dei progetti di sviluppo ambientale hai due cose da fare: accendere il cervello ed aprire i cuore. Ed il messaggio arrivò dritto alle sue orecchie che commentò così: “E’ proprio per questo che ti abbiamo voluto qui questa sera. Vogliamo avviare un progetto che riguarda lo sviluppo ecosostenibile in città ed abbiamo bisogno di persone che oltre a lavorare, come noi credano in quello che stanno facendo. Vuoi essere dei nostri?”. La proposta lo trovò spiazzato. Aveva una nuova offerta di lavoro! Ma… aspetta… quanto pagano? No, non mi importa: tanto comunque non avrei fatto nulla di retribuito comunque, quindi perché non dedicare il mio consistente tempo libero in qualcosa di utile? La direttrice vuole qualcuno che lavori bene e che abbia un minimo a cuore il progetto e voleva lui con loro. E  su questo la direttrice ci aveva azzeccato: lui era in gamba e a queste cose ci teneva. Lui poteva essere il loro uomo.

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