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Abbandonato a se stesso
girava per le selve
in cerca di un qualcosa
che lo rendesse umano

Queste righe, lette su qualche racconto chissà quanto tempo addietro, gli rimbombavano in testa. Le sentiva stranamente familiari, quasi parte della sua natura più recondita, quasi a rivelare la selvaggia indole dell’uomo che si era manifestata dopo quel giorno.

Il suo sguardo, apparentemente calmo e pacato, nascondeva una nostalgia, una malinconia, una disapprovazione interna che si rifletteva nei rapporti sociali e lavorativi. Il vecchio posto di lavoro lo aveva da tempo abbandonato  e, quello che era peggio, non ne aveva trovato nessun altro che possa definrsi tale. Alla sua famiglia aveva dato la motivazione “non mi hanno rinnovato il contratto” ma sotto quella scusa, seppur vera, si celava il mancato interesse per il lavoro stesso. Le sfide lavorative avevano ceduto il passo ai problemi del rapporto con la sua (ormai ex) lei, prosciugandogli tutte le energie, tanto che non aveva forza per altro. Di lì a poco, la vena creativa iniziò a spengnersi quasi del tutto, impedendogli di lavorare con il suo solito entusiasmo.  Non ci è dato sapere se fu “spinto” a lasciare il team o se è stato lui di propria iniziativa che si sentì di abbandonare  il posto. Fatto sta che in una mattina di un forte vento di scirocco presentò le dimissioni: lettera raccomandata in amministrazione, 20 giorni lavorativi e tanti saluti al posto da grafico.

Unico rimpianto, i più stretti colleghi lasciati a navigare in quella nave senza il loro compagno più fidato.

Aveva chiuso una porta, un po’ perché si era trovato senza rendersene conto tagliato fuori, un po’ perché sentiva un impulso a slegarsi dalle catene invisibili che lo contenevano. Non volava più, era ancorato a terra. Puoi bloccare un uccello al terreno ed impedirgli di volare, senza che muoia? E lui lo era stato per lo meno, e voleva tornare a volare alto nel cielo, accarezzare le correnti e rimanere il più possibile cullato da esse, un po’ come succede ai rondoni che volteggiano e volteggiano ancora, sempre in cielo, sempre a cercare di toccare le nuvole con le ali ed ogni garrio è la sua dichiarazione di libertà.

Lo attendeva un’altro colloquio nel pomeriggio e, subito dopo, un invito ad un evento tenuto da una ONLUS locale. Due occasioni lavorative, una (forse) retribuita, l’altra meramente aggratis. L’idea di lavorare, con grosse probabilità, senza prendere il becco di un quattrino non lo ispirava per niente ma era il meglio che poteva permettersi. Quindi, perchè non sperare nella buona sorte? D’altra parte era sempre “caduto in piedi” in ogni situazione, quindi Animo ragazzo mio disse fra se e iniziò a ripulirsi il viso dalla barba incolta, ormai cresciuta troppo, anche per i suoi standard.

Quindici minuti dopo, rasato e strigliato a dovere, sembrava un uomo diverso. Un mezzo sorriso apparve fra le guance e, infilato il “vestito buono dei colloqui” uscì finalmente di casa.

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