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Mano a mano che i chilometri di distanza aumentavano si sentiva più libero, più padrone della sua vita. Era una sensazione strana: non poteva accusare Lei di averlo portato su questa strada, dato che era lui che teneva una condotta così trasandata e, anzi, si sentiva persino colpevole di pensare di volerla lasciare, di volerla abbandonare a se stessa. In fondo lei non era malvagia, non gli aveva fatto niente. Semmai era lui che le aveva dato segnali non coerenti con quello che voleva realmente. Ma cosa voleva lui, veramente? Era una domanda pericolosa a cui non aveva mai voluto rispondere. E non lo voleva fare meno che meno ora. Ma ormai aveva raggiunto un’età in cui bisogna essere più onesti con se stessi ed evitare di prendersi in giro, con il rischio poi di trovarsi in situazioni indesiderate, come probabilmente stava accadendo.

La corsa della macchina dovete fermarsi sotto il rosso sgargiante dell’unico semaforo del suo adorato paese natio. L’unico semaforo che raramente lo aveva lasciato passare facilmente, il semaforo sotto il quale bucato la gomma della sua BMX, il semaforo sotto il quale ha baciato la sua prima ragazza, il semaforo che ha visto il suo migliore amico disteso per terra con il braccio sanguinante, con la moto più avanti, dopo una caduta da una corsa azzardatamente veloce, il semaforo che aveva visto lui e lo stesso amico ridere sopra l’incoscienza di certi motociclisti imprudenti. Il semaforo che avrebbe potuto raccontare tante storie sue o dei suoi amici ma che ora voleva sentire la voce della sua anima confessare con tutta franchezza cosa lui volesse dalla sua vita. Il tempo delle decisioni prese dagli altri era finito: ora toccava a lui cercare di costruirsi la propria strada.

Sorrise a quell’infingardo di un semaforo ed al verde, che tardava ad arrivare, riprese il suo viaggio che sarebbe terminato al numero 32 della via, poco distante da li. Le voci dei suoi familiari lo fecero sentire a casa ed il profumo delle lasagne appena sfornate lo avvolsero in un abbraccio degno della madre più affettuosa. “Sono tornato” la frase d’esordio che avviò una serie di interminabili discorsi riguardo al suo lavoro, alla sua nuova misteriosa ragazza, al suo studio, ai suoi amici. Un buon posto dove ricominciare: avrebbe passato la giornata con i suoi, avrebbe dormito nella sua vecchia cameretta, sarebbe andato direttamente al lavoro da lì la mattina dopo ma, soprattutto , avrebbe strapazzato il gatto che, fino a qualche anno fa, si distendeva sui suoi appunti reclamando la sua attenzione ed impedendogli tenacemente di studiare. Il suo gatttone… chissà quali avventure gli avrebbe raccontato se solo avesse saputo parlare. Chissà se tra le tante sue scappatelle amorose avesse vissuto una storia simile alla sua. Improbabile, pensò. E con la mano continuava ad accarezzargli la schiena.

Una telefonata alla metà del pomeriggio: era lei. Rispose, anche se non aveva assolutamente voglia di sentirla. “Dove sei finito? Non dovevi tornare subito dopo pranzo?” il tono, palesemente seccato, lasciava trasparire che gli aveva rovinato il programma pomeridiano. Chissà dove avrebbe dovuto accompagnarla, fosse rimasto con lei. “Scusa, cambiamento di programma. Avevo voglia di rimanere un po’ per conto mio.” la giustificazione non la convinse. “Dobbiamo parlare” fece lui. Le avrebbe confessato il suo stato d’animo ed il fatto che non si trovava più bene con lei. Avrebbe capito, pensava. Chiuse la telefonata e ritornò a grattare la schiena del suo gatto che, sentendo la voce di Lei, si era irrigidita sotto le dita del suo padroncino, mentre a telefonata conclusa riprese ad emettere spassionate fusa ed a sonnecchiare beatamente.

Il giorno dopo sarebbe stata dura: doveva affrontarla. Doveva confessare. Sì, era convinto che avrebbe capito, ma non l’avrebbe presa bene. Era un po’ come confessare ad un genitore qualche proprio pensiero adolescenziale, come fosse frutto di qualche paranoia o delirio mentale. Non la prenderà bene, si ripeteva, e più ci pensava più si rattristava. Sapeva che la storia con Lei era definitivamente finita. Credeva di avere trovato un porto sicuro cui attraccare, ma era solo una meta turistica. Che strada avrebbe percorso? Dove sarebbe andato da qui in avanti? Avrebbe perso la testa per la ragazza giusta e quello di cui era sicuro è che Lei non era quella ragazza. Domani l’avrebbe saputo con certezza. Ora è tempo di dormire. E’ mezzanotte passata e non è giusto tormentarsi con questi pensieri.

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