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Le cose sembravano andare per il meglio. Al ritorno da quella vacanza, ogni cosa pareva nuova, quasi irreale o, per meglio dire, innaturale. Il rapporto fra Lui e Lei era diventato oltremodo ambiguo, tanto che i colleghi spettegolavano, alcuni con malignità, più per invidia che altro, altri ci scherzavano sopra, altri non ci facevano caso. I primi a notare questi comportamenti erano i colleghi con cui andava al lavoro. Non tanto per quanto riguardasse il suo lavoro o il suo rapporto lavorativo con Lei, impeccabile tra l’altro, ma per il fatto che era diventato troppo irrequieto, stressato e, a giorni, intrattabile. Lui, che era il ritratto della serenità e della pacatezza si rivelava improvvisamente scontroso senza un motivo, sempre sulle difensive. Un’altra persona insomma. E questo lo spaventava. Lo sentiva nell’aria che qualcosa stava cambiando, che la relazione con Lei lo stava logorando e gli effetti negativi si ripercuotevano sulla sua vita sociale.

All’inizio era tutto così semplice: si usciva a bere qualcosa insieme e nessuno dei due doveva pretendere niente dall’altro, insomma, prendere quello che veniva, senza nessuna aspettativa. Ed era effettivamente così. Prima serata, aperitivo. Seconda serata, un post-cena ed una serata in uno di quei disco-bar appena aperti. Terza serata, aperitivo più cena… e sarebbe andata avanti così all’infinito se non si fossero trovati mezzi ubriachi, abbracciati assieme, nel letto di lei, i vestiti che man a mano cadevano di dosso, le lingue che si intrecciavano in uno di quei baci selvaggi conseguenza di una prolungata astinenza dal sesso. Dopo i baci ecco l’unione dei corpi ed il fatto era compiuto. Accesero tutti e due la classica sigaretta dopo l’atto sessuale. Era parecchio tempo che non sentiva il sapore del filtro sulle labbra che, man a mano che aspirava catrame&nicotina, diventavano sempre più secche e screpolate. Lei lo guardò con un’aria sconsolata “Non doveva succedere” ripeteva, intercalandolo ad una articolata storia della sua vita, fatta di delusioni da amanti immaturi o da errori che hanno portato al naufragare qualche storia che avrebbe potuto avere un seguito. Lui la ascoltato un po’ distratto ed anche con un senso di empatia che nasceva spontaneo, un po’ per il rapporto di amicizia sviluppato negli ultimi mesi, un po’ per il triste resoconto di una donna che alla sua età non aveva trovato nessuno di cui potesse fidarsi completamente.

Lui si raccontò a sua volta. Le sue storie erano semplici e molto più banale: era ancora un ragazzo, appena uscito dall’ambiente universitario e con una tesi da consegnare entro l’anno. Come non citare l’esilarante fatto che la sua prima ragazza degna di quel nome l’aveva mollato per un suo amico proprio alla vigilia dell’esame più pesante ed importante della sua carriera universitaria, o di quando era scappato dalle grinfie di una madre troppo possessiva nei confronti della sua figliola. Ma l’avventura più strana l’ha vissuta con una ragazza appena maggiorenne, molto più giovane di lui. Tutto sembrava andare per il verso giusto ma, improvvisamente la storia finì proprio quando sembrava iniziare qualcosa di più serio. Per qualche periodo si era chiesto del perché fosse finita in quel modo… ragione non c’era apparentemente. Forse lei non era quello che lui voleva o, probabilmente, lui non voleva lei. O non voleva legarsi a nessuna. Questa sembrava la risposta più plausibile anche se, paradossalmente, era sempre lui quello che pretendeva tanto da una relazione. Forse pretendeva troppo per quello che era disposto a mettere in gioco.

Non parlarono d’altro e dormirono l’uno accanto all’altro. Era diverso questa volta. Sui monti la sentiva molto più vicina, sentiva il desiderio di stringerla fra le sue braccia, di baciarla, di possederla, di non staccarsi da lei per nessun motivo. Ora se ne stava sulla sua metà del letto, braccia dietro la nuca e gambe distese. Ogni tanto si svegliava e la guardava. Lei assumeva una postura molto simile, nulla a che vedere con l’atmosfera magica che scorreva nel letto dell’appartamento dei monti. Chiuse gli occhi e si abbandonò in un sonno senza sogni.

Le serate di sesso si ripeterono con una frequenza sostenuta, tanto che riusciva a malapena a nascondere le occhiaie in ufficio. A quanto pare lo schema aperitivo, cena, discobar piaceva a tutti e due. Era divertente sballarsi, ballare, ubriacarsi. E fumare. Quanto cazzo fumava? Prima di frequentarla, un pacchetto da dieci sigarette poteva durare anche due mesi, mentre con lei arrivava a un pacchetto di cicche da 20 ogni tre giorni! Fumava troppo ed era asciutto. Come un albero malato che mano a mano non riesce a trattenere l’acqua che assorbe dall’esterna. Il suo viso era invecchiato di minimo dieci anni in sei mesi e, di conseguenza, anche le sue attitudini allo sport. Ogni tanto due tiri a basket li faceva, la classica corsa per prendere l’autobus non era un problema. Prima. Lei non era la causa di tutti questi problemi, ma era lui che per qualche motivo oscuro si riduceva così. Ma tutto sommato, anche se piano a piano notava questi cambiamenti, a lui stava bene di avere un nuovo look più da “adulto” piuttosto che da “eterno ragazzo”. O almeno così diceva. Così voleva credere. Così era convinto.

Erano ormai parecchi mesi che si frequentavano ed il loro rapporto era ormai tran-tran quotidiano. Con il tempo la loro frequentazione stava mutando in convivenza ed arrivarono le prime parole come “vieni a stare da me” piuttosto che “prendiamo in affitto un appartamento nostro” oppure “compriamo casa”. Una settimana più tardi, nella notte più profonda, come in un sogno irreale, si ritrovò a guardarsi dall’alto, fluttuando sopra il letto matrimoniale e vide l’orrore. Lui e lei, distesi, l’uno lontano dall’altro. E questa distanza aumentava a poco a poco. Sempre di più. Ormai non si giravano neanche a modo di guardarsi nel sonno. Ognuno era per conto suo. Nulla di questa scena poteva ricondurre ad un “Noi”. Erano solo Lui e Lei. O forse Lei e lui. Forse lo erano sempre stati Lei e lui. Sempre a rincorrerla come in un sogno in cui vedi la luce alla fine del tunnel ma, man mano che cerchi di avvicinarti, questa si affievolisce e si allontana, lasciandoti nel buio più pesto.

Si alzò urlando. Lei lo guardò infastidita. “Che hai? Torna a dormire!”. Neanche ricevuta la possibilità di rispondere e Lei era già sul fianco opposto a dormire. Niente completo sexy addosso, solo una vestaglia che ricordava tanto sua nonna. Anche da sveglio la situazione non migliorava. Si alzò, andò in bagno e si guardò allo specchio. Vuoi per l’ora impossibile, vuoi per gli ultimi mesi di questa sua condotta trasandata, non riusciva a riconoscersi. Barba incolta, guance scavate, capelli radi. A lei piaceva anche così, gli ripeteva, “ti fa più uomo”. Bah… fatto sta che così non si piaceva. Guardò intorno e con disgusto osservava il mobilio rosa. Ma chi le aveva arredato la casa? Era un brutto sogno? Forse era meglio chiudere gli occhi e dormire. Tornò a letto. Non riusciva a prendere sonno e meno male che era già Domenica. La mattina doveva andare a trovare i suoi. Il pensiero lo consolò e non avrebbe neanche giustificare una sua possibile fuga improvvisa con qualche scusa inventata sui due piedi. Aveva il bisogno di prendere aria. Cambiare aria. Ritornare alla casetta in montagna. Da solo.

La mattina si svegliò relativamente presto, preparò la colazione anche per Lei, come di consueto, uscì di casa senza troppa fretta lasciandole un biglietto. Sulla strada verso casa sua gli venne alla mente il sogno di qualche sera fa: era intrappolato da un’entità minacciosa che lo controllava e lo seguiva dovunque andasse. Una volta era scappato ed aveva mandato come un messaggio d’aiuto. Forse sapeva cos’era quella presenza. O chi era.

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