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Scesero dalla macchina, entrarono nel ristorante e si misero in coda per il self-service. C’era un po’ di tutto ma dovette faticare nel trovare qualcosa di commestibile che non fosse proprio tossico per la sua salute intestinale. Sembrava di essere ritornati alla mensa universitaria, dove gli inservienti che ti servivano i piatti facevano pure le battute ironiche sui tuoi gusti. Ogni tanto sentivi frasi del tipo “Hai preso lo spezzatino? Che coraggio…” oppure “Ma sei sicuro di volere la zuppa? Sicuro-sicuro? Ah, io ti ho avvertito…”. Fortunatamente non era mai stato oggetto di queste frasi ironiche, dato che sceglieva con cura i piatti che prendeva e poteva unirsi senza preoccupazioni al coro di risate. Presi quindi i piatti, si diressero verso il tavolo.

Lei si assentò un attimo, dato che doveva andare in bagno ed intanto i suoi pensieri volarono nuovamente alla giornata precedente. Il ritorno a casa fu silenzioso. La pioggia cadeva discontinua e con meno intensità, lasciando ai due ogni tanto un po di tregua. Arrivati finalmente a destinazione, Lei si impose “Faccio io la doccia per prima.” non poté ovviamente controbattere, anche se fra i due era quello più fradicio. Mentre lei era in doccia, lui si adoperò per accendere il fuoco nella cucina a legna. Il fuoco prese subito corpo e si mise a rivedere i disegni sul suo sketch-book e a scarabocchiare idee senza senso. Il tempo passava, Lei non usciva e l’acqua continuava a crepitare. “Dannazione, mi finirà tutta l’acqua calda” pensava e si avvicinò al bagno. Accostò l’orecchio alla superficie liscia della porta e sentì l’inconfondibile rumore della doccia scrosciante. “Queste donne! Pensano sempre a se stesse.” inveiva tra se e se. La curiosità di sapere quello che faceva era grandissima e cedette alla tentazione di spiare dalla serratura. L’immagine che gli si parò davanti era mozzafiato: il corpo di Lei perfetto, né troppo magro né troppo in carne, i capelli che scendevano bagnati sulle spalle e… Un rumore improvviso lo scosse. La sedia del tavolo si scostò e Lei si sedette a mangiare. “Non hai fame? Non hai toccato cibo.” ed insieme consumarono il pasto.

E così via verso il tratto finale d’autostrada. Due ore ed erano a casa. La guardò al volante e gli apparve l’immagine che aveva scorto di Lei in doccia. E riprovò le stesse sensazioni di immoralità, di peccato, di cosa sbagliata. Aveva spiato la sua capa sotto la doccia. Una volta fuori dall’azienda con gli amici avrebbe potuto perfino vantarsi della bravata, anche se il pensiero non lo ricopriva di aria trionfale come avrebbe potuto essere qualche anno prima. Ora Lei era lì a fianco a lui e non era la classica donna anonima scostumata della spiaggia su cui si poteva insinuare qualche battuta maschilista. E Lei ed era a fianco a lui. La notte la passò inquieto dandole sempre le spalle, anche per mascherare le incontenibili esplosioni di ormoni che lo tempestavano da quando l’aveva spiata. Lei sembrava non farci caso a questo suo improvviso cambiamento e, apparentemente ignara di tutto, stava lì davanti a lui come se nulla fosse. E magari in fondo non era successo niente. Niente appunto. Solo una bravata degna del più insolente adolescente. La vergogna della sua immaturità lasciò piano piano il posto ai pensieri di lavoro. Il giorno dopo l’avrebbero atteso un sacco di lavoro e sicuramente qualche grattacapo da sistemare. Le modifiche dell’ultima consegna sembravano non avere fine.

La guardò di nuovo e le riapparve la solita vecchia capa dispotica e dispettosa di ogni giorno. Tutto sembrava tornare alla normalità quando… “Ecco ci arrivati. Abiti qui, vero?” l’aveva portato proprio sotto il portone del suo condominio. “Vuoi salire un attimo? Ti offro qualcosa” si offrì disponibile “No, grazie, vado a riposare un po’ prima delle 12 ore lavorative che mi attendono domani.” disse semplicemente, rifiutando l’invito “Comunque, se ti va di vedermi, possiamo uscire qualche volta. È stato divertente passare del tempo con te” lui strabuzzò gli occhi. Ok che si erano trovati bene durante il soggiorno fra i monti, ma una proposta del genere non se l’aspettava proprio e non avrebbe mai osato chiederla “Così non serve che mi spii di nascosto, caro il mio furbetto…” Beccato! Il rossore lo ricoprì dal mento al naso. Lei lo sapeva e non glie l’aveva detto fino ad allora? Aveva giocato con lui per tutto il viaggio a vedere il suo imbarazzo per la situazione? Lo aveva preso decisamente per il naso. Lei sapeva! E non ha fatto niente per non farsi spiare. Le piaceva essere guardata allora. Le piaceva l’idea che la guardassi. Aveva ora intenzione di… “Ma dai che scherzo! Piuttosto, teniamoci per noi ‘sta storia della vacanza in montagna. Non voglio troppi spettegolii…” Fregato doppiamente e pure preso in giro. Scherzava veramente o era l’ennesimo scherzo? Ok… basta pensarci, altrimenti ritorna l’immagine di lei in doccia.

“Ma certo, quando so di qualcosa di interessante ti faccio sapere. Ok? A domani allora.” La macchina ripartì quasi sgommando e lo lasciò immobile a guardarla allontanarsi lungo il viale, per poi svoltare all’angolo in direzione della tangenziale. Certo che era proprio uno schianto sotto la doccia… Ecco: una tempesta ormonale era proprio quel che ci voleva per completare l’opera. Infilò la chiave nella toppa ed entrò nel condominio. Scale, due giri di chiave nella porta di casa, borsa per terra e via in doccia, con il pensiero di lei che gli ronzava in testa.

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