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Seduto sul tavolo da cucina disegnava spensieratamente, mentre Lei leggeva le mail sul divano e si programmava la settimana lavorativa che sarebbe iniziata il lunedì prossimo, ovvero di lì a due giorni. Ogni tanto Lei alzava gli occhi ed incrociava il suo sguardo. Lui sorrideva e Lei ricambiava per poi tornare al suo lavoro. “Finisco la batteria del portatile e poi usciamo a prendere un po’ d’aria”. Lui sapeva che al massimo, senza alimentazione, il notebook sarebbe durato al massimo mezz’ora ed intanto ripensava alle circostanze che l’avevano portata a fargli visita in quel paesino sperduto fra i monti. Un mistero era innanzitutto il come Lei fosse venuta a conoscenza del luogo della sua temporanea villeggiatura ed ancora più strana e dubbia era la motivazione per la quale Lei aveva deciso senza accettare obiezioni di autoinvitarsi a casa sua. “Mi serviva un posto tranquillo in cui riposare” diceva. Ed in effetti l’aveva trovato, anche se il concetto di riposo era in contrasto con il rituale controllo delle mail aziendali con consecutivo aggiornamento dell’agenda degli appuntamenti. Curiosa poi era la sua capacità di riuscire ad avere una connessione internet pressoché con il suo cellulare ovunque, dove era difficile persino avere il campo per una normale telefonata. “Solo lei ci poteva riuscire” pensava e, a conti fatti, non gli sembrava neanche così strano, conoscendola.

La verità invece era che lui non la conosceva affatto e in quei quattro giorni di convivenza, piacevole tra l’altro, non aveva scoperto molto altro sul suo conto. D’altro canto, sembrava che Lei iniziasse a conoscere ogni aspetto del suo carattere: sapeva come farlo arrabbiare, come farlo ridere, come farlo irritare, come farlo rabbonire… stava diventando un libro aperto per Lei e lo leggeva istante dopo istante con sempre più avidità. Lei inoltre apprezzava molto la sua cucina: anni ed anni di coinquilinaggio l’avevano reso un cuoco discreto e Lei, nonostante la dieta ferrea, divorava ogni piatto complimentandosi con il cuoco e chiedendo sempre una porzione supplementare. Non le dava noia condividere con lui l’unico letto a disposizione, un ampio matrimoniale degli anni ’60. A vederli, sembravano la classica coppietta in vacanza.

“Ok, ho finito” la frase lo svegliò dai suoi pensieri e, infilati i giubbotti, si incamminarono verso il parco. Passeggiarono per alcune decine di minuti in silenzio, come al loro solito. Ma, forse per rompere la barriera apparentemente insormontabile che li divideva, lui si fece più diretto “Ok, ora dimmi…”. “Dirti cosa?” rispose. “Lo sai… perché sei qua, perché non sei con i tuoi amici o con il tuo fidanzato o con la tua… famiglia? Insomma, come mai sei qui?”. La risposta che venne subito dopo quasi lo spiazzò “Ti infastidisco?” per quanto banale che fosse, lo colse di sorpresa. Non era abituato a sentirsi rivolgere domande relative ai suoi sentimenti o a se stesso in genere, anzi ogni frase che usciva dalla bocca di Lei era un comando o una richiesta. “No… no. No… che vai a pensare? È bello passare del tempo con te, anche se avevo in programma una settimana per i fatti miei, in assoluta tranquillità.” rispose goffamente “è solo che…”. Lo interruppe subito “No, hai ragione, devi scusarmi. Sono piombata qua senza una spiegazione o una motivazione valida. E tu sei stato tanto gentile ad accogliermi.” La tensione iniziava ad affievolirsi fra i due “Beh… non che questo mi sia costato grandi sacrifici.” Lei riprese “e comunque non ho un fidanzato, la mia famiglia è lontana, abito qui da poco e tutti gli amici che ho sono quelli dell’ufficio che, tra l’altro, non frequento molto. A parte te… a quanto pare sembri quello messo meglio per quanto riguarda a calore umano e simpatia.” Lui arrossì, dopo quel complimento si vergognò di averle chiesto spiegazioni, quasi fosse suo padre, “Ti ho fatto il terzo grado, non era mia intenzione.” “Niente scuse… comunque finalmente oggi c’è un po’ di sole: abbiamo passato un inverno freddo e buio! Ah, che bello!” Quest’ultima frase spazzò via l’imbarazzo fra i due, a volte troppo intenso da ridurli quasi sempre a conversazioni formali stile ufficio.

“Raccontami un po’ di te ora. Come sei finito in azienda?” alla domanda, si trovò davanti una risposta poco entusiasmante: come spiegare in modo decoroso che era quasi un caso che fra le tante aziende la loro era la sola che si fosse interessata ai suoi lavori? “E poi, sai com’è: di grafici ce ne stanno tanti in circolazione”. Forse era vero, forse era un caso che fra le tante aziende la loro fosse l’unica disponibile a dargli un’opportunità lavorativa, ma non ci credeva fino in fondo. E neanche Lei. “Vedi, certe cose non accadono quasi mai per caso. Forse c’è una ragione a tutto questo. Di fatto ci sta anche che tu hai qualcosa di prezioso, lavorativamente parlando, e ce ne siamo accorti. E poi sarà l’aria da eterno ragazzo, saranno i tuoi occhi sinceri, il tuo carma… se cerchi una motivazione, ce ne stanno infinite.” prese fiato “E’ stato bello conoscerti! Sai, esco da una storia deludente, molto deludente. Quasi avvilente per certi aspetti ed avevo proprio bisogno di incontrare una persona come te. Per riacquistare fiducia nelle persone… capisci?” Si stava raccontando e lui era assorto nel suo discorso. Pendeva dalle sue labbra. Poteva dirgli qualsiasi cosa che non l’avrebbe capita ma che lo avrebbe fatto sentire in un’altra dimensione. La sua voce era melodiosa e così rilassante che… “Hei! Ma mi stai ascoltando?”

Fine dei sogni. “Si certo. È ora anche di tornare indietro, il sole sta calando. Stavi dicendo delle persone?” L’ultima domanda lo salvò in corner e si avviarono verso casa.

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