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Prima pioggia, poi neve, poi tormenta! Ma come? la giornata sembrava essere iniziata nel miglior modo possibile: una colazione rapida ma efficace, il caffè era riuscito splendidamente, il sole splendeva, anche se pallido, da dietro le nubi e la temperatura sembrava salire lievemente e la notte prima aveva trovato parcheggio sottocasa, evitandosi chilometri di camminata per andare a recuperare la macchina, addirittura senza essere in divieto di sosta! Il capo era fuori città per una riunione di publicizzazione del progetto a cui stavano lavorando con tanta devozione e doveva presentare il tutto rifinito nei minimi particolari. Mancavano solo dei piccoli ritocchi per rendere perfetto il prodotto e le ultime modifiche avrebbero potuto consegnarle la mattina stessa, visto che la sera prima avevano fatto tardi per mettere a punto il tutto. A primo impatto un lavoro da ragazzi, ma qualcosa non sembrava andare per il verso giusto: il sentore lo si poteva percepire nell’aria.

Come a conferma di questa sensazione, ecco manifestarsi sulla strada verso l’ufficio i segni premonitori che mettevano in dubbio la tranquillità della mattinata. Ghiaccio sull’asfalto, non è un buon segno e qualche goccia di acqua cade sporadicamente sul parabrezza. All’ultima curva, ecco presentarsi un uomo arancione che segnala con una bandiera l’incidente appena avvenuto: una macchina piombata in un fosso ed un’altra riversa su di un guardrail. Spettacolo non molto allegro ma nessuno sembra essersi fatto male più del dovuto: l’ambulanza soccorre i contusi mentre gli operai (arancioni) dell’azienda autostrade si occupa di mettere ordine al traffico incombente, causa la viabilità temporaneamente modificata. Arriviamo quindi in parcheggio e scopriamo che le strade stanno iniziando ad imbiancarsi: non era pioggia ma neve, neve ghiacciata! Bene, saremo contenti stasera, penso, sempre che la neve che sta cadendo sparisca entro mezzogiorno, spero.

Il caldo dell’ufficio lo accoglie, i colleghi arrivano alla spicciolata in pochi minuti ed ecco il primo squillo di telefono. Il capo riepiloga le ultime istruzioni: 45 minuti per le modifiche discusse il giorno precedente e pubblicare il tutto sul sito aziendale e si comincia! La frenesia e la tensione mette a dura prova i nervi, ma fra una battuta e profondi respiri la release è pronta, controllata e pubblicata sul web. C’è voluto tutto l’impegno del team per eseguire questo compito, apparentemente così semplice, ma effettivamente così delicato. Tutto doveva essere perfetto e la buona riuscita di quel meeting avrebbe portato lavoro a tutti quanti ed un cliente importante. Release quindi rilasciata e via ai festeggiamenti con caffè e cornetti al bar dello stabilimento. Al ritorno ci attende la seconda telefonata: il capo sarebbe tornato dopo pranzo e questo dava tempo per organizzare il lavoro per lo sviluppo del prossimo step del progetto. Ancora qualche ora di libertà quindi e di atmosfera rilassata.

Si va a pranzo, ma la bufera non smette. Si ride e si folleggia con i colleghi, ma la neve continua a cadere, si ritorna in ufficio e fuori è un tappeto bianco con centinaia di impronte che percorrono le vie che portano alla mensa. Una battaglia improvvisata a palle di neve, un caffè alle macchinette, scadente ma comunque economico ed accettabile, e si contempla il tempo metereologico: l’auto ce la farà a riportare lui ed i suoi colleghi a casa? Casomai potrebbero squagliarsela prima di rimanere bloccati con il ghiaccio intorno alla loro zona, sperduta e non molto battuta dai mezzi di manutenzione stradale. Alla fine il buon senso sembra prevalere: una telefonata del capo da la buona notizia, ovvero pomeriggio libero per tutti, anche per il fatto che, causa neve, ha preferito dirigersi verso casa piuttosto che verso l’ufficio. Il suo esempio è accolto con benevolenza dai suoi sottoposti e quindi ci si ritrova tutti quanti incolonnati sulla strada, coperta di neve, che porta alla città. Non è ancora finita, si ripete, non è ancora finita! L’asfalto ormai è un caro ricordo e qualche centimetro di nevischio quasi sciolto del tutto lo separa dalle gomme delle auto.

A fatica la coda procede e si smaltisce man mano che prosegue verso il centro cittadino e, fortunatamente, le condizioni della strada migliorano con l’avvicinarsi al centro abitato. Smonta dalla macchina, saluta i colleghi, si reca verso casa sua. Le scale sembrano più lunghe del solito ma alla fine ecco la porta. Chiave nella toppa, apre, assapora l’aria dell’appartamento, entra e saluta il coinquilino, entra in stanza e si butta sul letto: casa dolce casa e meritato riposo! D’altronde è arrivato a casa tutto intero e… ha il pomeriggio libero! Domani è un altro giorno…

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