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Due di notte, il sonno lo abbandona. L’amico fedele di molte bevute non riesce ad accompagnarlo nella notte prima del primo giorno di lavoro. Che seccatura: deve trovarsi qualcosa da fare per recuperare il sonno perso e poter essere presentabile la mattina dopo, ma l’impresa si rivela tutt’altro che semplice. A nulla valse il vagare per l’appartamento come uno zombi, il rigirarsi nel letto o l’abbandonarsi in pensieri filosofici sulla necessità dell’esistenza di un dio nella vita dell’essere umano. C’era ancora una possibilità: internet! Carta pericolosissima da giocare, che poteva farlo estraniare dal mondo reale per una  due ore per poi farlo ritornare al mondo reale come un relitto di una nave alla deriva, in cerca della tanto sospirata terraferma. Nel giro di pochi minuti aveva acceso il portatile e stava connettendosi ad uno dei tanti canali di chat che usava solitamente; non c’era nessuno che conoscesse o che valesse la pena contattare in rete in quel momento. Restò un’attimo in attesa. Attese ancora due minuti. Si sistemò sulla sedia e fece passare dieci minuti fissando lo schermo. Abbandonò tristemente la ricerca di un’anima pia che lo distraesse dall’insonnia e gli facesse recuperare, meglio se con discorsi noiosi e di circostanza, il sonno perduto quaranta minuti fa. Una rapida visita ai nuovi video online pubblicati e concluse la sessione di navigazione con all’attivo cinquantacinque minuti di connessione effettiva, come segnalato dal browser web.

Il portatile non l’aveva aiutato affatto: tanta tecnologia e niente che ti aiuti ad addormentarsi. Almeno ci fossero dei talk-show politici o salutisti sulla web-tv… niente di niente! La mano sinistra improvvisamente incontrò qualcosa di familiare, ovvero una matita e, guarda caso, si trovava proprio sul tavolo che usava per disegnare, con un foglio bianco aperto con inciso virtualmente il suo nome. Come movimento istintivo, forse per una nostalgia nell’uso del portatile, provo a clicckare sul foglio con la penna, disegnando un punto. Eseguì un doppio click in un’area non molto distante da quella del primo click e si meravigliò del fatto di non aver creato una linea retta congiungente i due punti appena disegnati. Era ovvio: stava disegnando sulla carta, non su di un foglio virtuale, mentre quello che teneva in mano era un classico artefatto di legno e grafite, non il solito mouse! Si  accorse che era trascorso quasi un anno dall’ultima volta che aveva disegnato a mano e dovette attivare tutti i vecchi schemi mentali che un tempo usava con più naturalezza che il respirare.

C’era una sorta di poesia che faceva muovere la matita che incominciava a riprodurre una caricatura del logo dell’azienda per la quale avrebbe lavorato. Un paio di ritocchi alle rotondità perfette del logo ed ecco qua: il suo logo personalizzato che rivelava a grandi linee i suoi prossimi mesi: un uomo, con una matita in mano, chino su una scrivania, intento ad inchiostrare tavole su tavole di illustrazioni. Voleva anche inserire la figura del proprio futuro capo ma non aveva il cuore di rovinare un così bel logo. Addirittura poteva proporlo a quelli dello studio se avessero avuto bisogno di un restyling del logo aziendale.

Il tempo intanto trascorreva e l’alba faceva capolino all’orizzonte. Era ora di alzarsi, di prendere l’autobus, di arrivare in ufficio e di fare una buona impressione. Al lavoro, quindi, rendiamoci presentabili ed abbondiamo con il caffè: moka da 4 sul fornello ed eccolo pronto per il suo primo giorno di lavoro.

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