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La giornata volgeva sul finire e, come dopo ogni lezione, ritornavi alla tua casetta. Il vaporetto viaggiava stanco e lento ed il viaggio sembrava interminabile. Non avevi neanche la forza di protestare o lamentarti per la velocità infima dell’imbarcazione, tanto eri stanca, preferendo di gran lunga lasciarti dondolare dalle onde. I tuoi occhi viaggiavano così alla ricerca di qualcosa di interessante, leggendo tutto gli avvisi ed i cartelli informativi che ti capitavano a tiro, per poi osservare con curiosità minuziosa i loghi dell’azienda dei trasporti o quelli dei divieti, piuttosto che le illustrazioni che indicavano cosa fare in caso di emergenza. “Che chic”, pensavi, ed intanto il vaporetto era finalmente giunto a destinazione, attraccando pesantemente all’imbarcadero.

I tuoi passi spediti ti portano velocemente alla stradina del tuo alloggio; un soffio di vento ti ricorda che hai ancora indosso un semplice paio di calze, piuttosto che un caldo e comodo paio di pantaloni. Riformuli mentalmente la domanda del perché di quel vestire e, con un sorriso, ritorna in mente il motivo, quindi affretti oltremodo il passo e subito sei arrivata a destinazione.

Nulla di nuovo nell’appartamento: il gatto era uscito con te, quindi non era al suo solito posto; luci spente quindi niente coinquilini. Ti precipiti in cucina ed accendi la radio “Almeno così fà un po’ meno deserto” e dopo aver appoggiato cuffia, cappotto e materiale da disegno, sei subito sui fornelli a prepararti la cena. A metà cottura ti accorgi di aver abbondato con le porzioni: “Ma quanto riso ho fatto?” dato che, senza volerlo, stavi preparando uno splendido risotto per 2-3 persone. All’improvviso suona il cellulare: un messaggio, dal suono. “Saranno i miei” pensi e non ci fai molto caso, quindi inizi a preparare la tavola.

Stai per servire quando… suonano alla porta? “Altri fiori?”, pensi, e con un sorriso prendi il cellulare per leggere il messaggio e vai ad aprire la porta. Hai ancora gli occhi sul display quando, appena aperta la porta senti un “Ciao!”. Alzi gli occhi e lo vedi: era proprio Lui, in tutta la sua statura, con in braccio il vostro nuovo gatto che, coccolone come sempre, distribuiva le proprie fusa senza ritegno. Lui lascia andare il micio e tu, come se non avessi aspettato altro dall’inizio della giornata, gli butti le braccia attorno al collo e, finalmente, gli dai quel tanto sospirato bacio che era rimasto sulle tue labbra dall’ultima volta che vi siete visti. Lui ti sorride e te leggi il messaggio: era Lui che con un semplice “Arrivo” ti aveva scritto che sarebbe passato. “Scusa del ritardo” ma tu non sembri sentire: sei troppo contenta che si sia ricordato del tuo compleanno e che sia venuto a trascorrerlo con te!

D: “Ti è piaciuta la storia?”

E: “Sì, mi piace molto come scrivi in generale. Ma questa è proprio bella!”

D: “Questo è il mio regalo…”

Buon compleanno cuore mio!

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