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scufiottoUn soffio di vento ti passa per i capelli, ti tiri su il colletto del cappotto ed un leggero brivido ti accarezza il collo. E’ proprio una giornata fredda ed in più sta iniziando a gocciare. Meno male che sei arrivata a casa, al calduccio.

Subito, appena aperta la porta, il gatto ti passa fra le gambe e con la coda ti fa il solletico sulle ginocchia, coperte solo dalle calze scure. “Ma perché ho messo la gonna con le calze con questo tempaccio” ti ripeti. Sarà la decima volta che questa frase riaffiora nei tuoi pensieri: non avevi un motivo particolare per vestirti di tutto punto per uscire di casa, forse ti andava semplicemente di farlo. Poi sorridi, come a ricordare il perché di quel tuo immotivato comportamento, ed entri in casa seguita a ruota dal tuo gatto che, sentendo l’aria fredda dell’esterno, ha subito cambiato idea e prontamente si accovaccia sul suo solito, comodo e soprattutto caldo giaciglio. “Sono a casa” annunci e ti togli gli stivali ma accarezzandoli senti una spiacevole sensazione sulla punta dei polpastrelli che avresti preferito non sentire. Ti fai coraggio, guardi ed un broncio appare sulle tue labbra: “No! Si sono graffiati!” Questa constatazione però porta il tuo pensiero ad una giornata non molto distante, quando lui era ai tuoi piedi e tu seduta davanti gli porgevi gambe per farti sfilare di dosso gli stessi stivali e mentre lui lo faceva, lo prendevi in giro e ti paragonavi ad una ipotetica Cenerentola veneziana. Recuperi subito la lucidità di pensiero, ritornando al mondo reale: è la terza volta che pensi a lui dall’inizio della giornata ma tu sei in casa tua e lui è chissà dove. Per quanto ne sai è a divertirsi in giro per il mondo. Non ci badi tanto sul momento, anche se questo pensiero ti provoca un senso di nostalgia ed un piccolo broncio che piano a piano si rivela sul tuo viso. Ma via! non è il momento di incupirsi!

Ti rechi in cucina e appoggi la borsa della spesa sul tavolo. Noti un insolito silenzio e ti accorgi di essere sola in quella enorme casa. Sul frigo un biglietto che recita “Torniamo domani. Un abbraccio”. Mah! Dopotutto non è la prima volta che i tuoi coinquilini ti piantano da sola per qualche giorno alla tua calma ed ordinaria vita di ogni giorno. “In caso” pensi “se proprio ho bisogno di un po’ di compagnia ci sei sempre tu, mio bel gattone” cercando con gli occhi il coinquilino abusivo che da qualche settimana scrocca pranzo e cena in cambio di spassionate fusa. Lo fissi in quegli occhioni soriani ma ritrovi quello sguardo furbo ed allo stesso tempo sereno di lui. Ma possibile che ogni scusa è buona per fartelo venire alla mente? Ed ancora una volta riappare il broncio sul tuo viso, tenti di scacciarlo ma non va via; allora afferri il gatto, disturbandolo dal suo riposo e lo strapazzi per bene prima di lasciarlo andare. Il tuo gatto, così morbido, così peloso che vorresti morderlo tanto è delizioso, ma ti limiti a stringerlo ancora di più. “Mi dispiace micione mio bello, ma sei la mia unica ancora di salvezza” gli ripeti, ma questi sembra non curarsene e scappando dal tuo abbraccio si precipita verso la ciotola di crocchette, ormai vuota, reclamando il suo pasto e, per certi versi, imitando il gatto della serie web Simon’s Cat che, tra l’altro, tu adori.

La stanchezza della mattinata si fa sentire, è quasi ora di pranzo e stranamente non hai ancora fame; decidi di buttarti sul letto, con davanti il tuo portatile per controllare le mail o cosa stanno facendo i tuoi amici online. Appena entri in chat noti subito che lui non è collegato:  strano, era sempre presente quando lo cercava. Intanto il gatto ti ha seguito e ti sta camminando beatamente sulla schiena con la tipica grazia felina che contraddistingue la sua nobile razza. Ti passa davanti e si strofina sul tuo viso, come a ricordarti che sei di sua proprietà, con il suo far così sinuoso che è impossibile non esserne travolti: prima china la testa per cercare il contatto, la rialza strofinando il collo sul tuo mento e ti passa sotto fino ad arrivare alla coda bella ritta. A questo punto, il suo movimento si ferma e si lascia cadere sulla tastiera del portatile “Ma no, micio!” e lo avvicini sotto di te mentre lui,  quasi immobile nelle sue continue e profonde fusa, aspetta di finire sotto il tuo seno, ricevendo il tuo calore ed il tuo odore. Il suo continuo ron-ron è ipnotico e ti fa perdere la cognizione del tempo, mentre distrattamente ti ritrovi a navigare sulle pagine del suo blog: nulla di nuovo, solo l’accenno ad un viaggio, una partenza per una meta lontana. All’improvviso il campanello. Ti alzi pigramente e ti avvii verso la porta. Ed ecco …

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