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Non aveva un bell’aspetto quella mattina: non aveva chiuso occhio e il condomino del piano di sotto lo aveva tenuto sveglio la maggior parte della nottata nelle discussioni interminabili con il proprio compagno o coinquilino o chi fosse non gli importava granché. Stava di fatto che non aveva dormito per niente quella notte.

In realtà non era tanto quell’avvenimento che l’aveva tenuto sveglio, ma la proposta di un lavoro, tanto sognata, tanto agoniata che non credeva fosse vera. La mattina stessa doveva recarsi in città per il colloquio con il responsabile “Risorse Umane” e portare il suo curriculum, già spedito per mail, e qualche copia dei suoi lavori. L’idea di essere esaminato non gli piaceva per niente, ma era da idioti lasciarsi scappare un’occasione del genere: un lavoro finalmente! Non aveva capito bene in realtà cosa avrebbe dovuto fare e se avrebbe dovuto lavorare sotto la direzione di qualcuno, la telefonata non era stata molto esaustiva, ma sperava che gli spiegassero qualcosa in più la mattinata stessa. In ogni caso, prima di firmare, avrebbe letto e riletto quel pezzo di carta che l’avrebbe vincolato a loro.

Nella strada verso l’azienda gli passavano strane idee in testa come “Ma no… non mi presento” oppure “E se mi hanno preso in giro” o anche “Chissà quanto triste sarà lavorar là dentro” ed intanto procedeva a passo spedito, le tavole ed il curriculum sottobraccio. Si era vestito pure bene: cappotto, camicia, jeans… addirittura guanti in pelle per salvaguardare le mani, una delle due cose più importanti che conservava gelosamente, dopo il cervello ovviamente, la fonte delle sue idee.

Ed infine ecco il palazzo. La strada era quella giusta, numero 115, interno 7b. “Entriamo” …

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